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12 ottobre 2011

Ryan Adams - Ashes & Fire: la recensione di Buscadero

Ecco un estratto della recensione del nuovo album di Ryan Adams, pubblicata dal mensile musicale Buscadero.

RYAN ADAMS
Ashes & Fire
****

Devo ammettere che Ryan Adams è uno di talento.
Non che non lo sapessi, ma Ryan ha sempre fatto di tutto per non essere considerato tale.
Scontroso, antipatico, stronzo ( nelle interviste ), discontinuo nella produzione, dove alterna grandi dischi a cosucce mediocri, album di metal e punk a cose egrege.
Dischi come Gold, Jacksonville City Nights, Heartbreaker, Cold Roses, Easy Tiger, Cardinology non si improvvisano se non si è un talento.
A quel punto gli si possono perdonare album come Rock and Roll, 29 o i recenti III/ IV ed Orion.
Gli si possono perdonare molte cose, se fa dei dischi come questo Ashes & Fire.
Un disco bello, con una manciata di grandi canzoni, suonato come dio comanda.
E qui si capisce subito il perchè : per tornare a fare musica in grande stile, Ryan è andato a cercare nientepopodimeno che Glyn Johns.
Non il figlio, Ethan Johns, con cui aveva lavorato già in passato, ma il padre, quel Glyn Johns che, nel corso della sua carriera ha prodotto gruppi come Rolling Stones, Who ( ha prodotto Who's Next ), Eagles e moltissimi altri.
Johns è uno dei grandi produttori rock e in questo disco ha usato solo il suono analogico, niente digitale.
E la differenza si sente, e come.
Suoni cristallini, il piano puro e diretto, la steel guitar carezzevole, le chitarre, acustiche ed elettriche al centro della musica : il resto lo ha fatto Ryan Adams, mettendo sul piatto un manciata di canzoni di grande qualità.
Alcune, come le prime tre, addirittura straordinarie.
Al disco partecipano Norah Jones e Benmont Tench ( Tom Petty & The Heartbreakers ) ed il piano di Tench fa veramente la differenza, in alcune canzoni.
Inizio alla grande con Dirty Rain, forse il pezzo migliore della raccolta.
Chitarra acustica, passo lento, basso in evidenza ed il piano : la canzone inizia subito alla grande.
Ryan canta bene una ballata di stampo classico dotata di una melodia che prende sin dal primo ascolto, leggermnente velata di country ma di una bellezza adamantina.
Era un pò che non sentivo una canzoine così bella, così coinvolgente, e mi fa piacere che sia proprio Adams a farla : anche se poi, parlando con lui, ha quasi sempre negato di volere fare questo tipo di musica.
Tench superlativo al piano.
[...]

Recensione di Paolo Carù

23 settembre 2011

Jimi Hendrix - Winterland: la recensione di Buscadero



 

THE JIMI HENDRIX Experience
Winterland
****
di Paolo Caru'
Winterland !!!
Finalmente.
Ogni fans che ama e conosce Jimi Hendrix non può non essere felice.
I concerti del Winterland di San Francisco ( 10, 11, 12 Ottobre 1968, due concerti per sera ) sono considerati tra i più belli in assoluto del mancino di Seattle.
Negli anni ottanta la Rykodisc aveva edito un CD, Live at Winterland, che dava una idea del valore di quei concerti.
Nulla a che vedere però con questo cofanetto : quattro CD, che coprone quasi interamente le sei serate, con una qualità audio splendida.
Kramer me lo aveva detto, nell'intervista di alcuni mesi fa, che stava lavorando a questi nastri e che erano magnifici.
Ma non pensavo che fossero così belli.
Jam session a non finire, versioni epocali ( ce ne sono due di Like a Rolling Stone di Bob Dylan che arrivano a dodici minuti l'una e che, da sole, valgono il prezzo del box ).
Ci sono canzoni che raramente sono apparse in versioni dal vivo : Killing Floor, Tax Free, Little Wing, Manic Depression.
I sei concerti sono stati più volte bootlegati, ma con una qualità audio raramente sopra la sufficienza, ora invece si sentono come se fossero stati registrati ieri.
In poche parole, questo è IL CONCERTO DAL VIVO di Hendrix, uno dei più belli, ma vista la qualità, sia del suono che della performance, penso sia il live definitivo.
Dicevo di Like a Rolling Stone.
Il famoso brano di Dylan aveva avuto una versione superba a Monterey, ma queste due sono di gran lunga superiori.
E che dire di Killing Floor, un blues devastante firmato Howlin' Wolf, dove Jack Casady dei Jefferson Airplane appare al basso : Jack, con Jimi e Mitch Mitchell, fa una versione incredibile.
Hey Joe appare tre volte, una meglio dell'altra, come pure Are You Experienced, che nella esecuzione dell'undici ottobre si allunga oltre i dodici minuti, in una jam appassionante.
Poi abbiamo Red House, più di 15 minuti di suoni incredibili che si mischiano, di jam che si allungano nella pura improvvisazione, di musica che sgorga con grande forza dalla chitarra del leader.
Diversisssima dalle altre due.
Come pure Tax Free che, nella versione del dieci ottobre si allunga quasi sino a sedici minuti, diventando una delle jam pià creative del nostro.
Poi c'è anche l'omaggio ad Eric Clapton ed i Cream, con due bellissime versioni di Sunshine of Your Love.
Erano serate di grande passione, di forza, di geniale espressività : Jimi non era ancora afflitto dai problemi che ne avrebbero minato l'esistenza, suonava libero e creativo come non mai.
Purple Haze, Fire, Foxey Lady, i classici si sprecano, ma Jimi non butta via una nota.
Ascoltate Hear My Train A Comin, uno dei suoi blues più belli, lunghi, creativi. Versione da manuale questa, ben sopra ai dieci minuti, con continui assoli, stacchi e ripartenze o, ancora, la vigorosa Wild Thing dei Troggs, che non poteva certo mancare, come anche Voodoo Child, Spanish Castle Magic, Lover Man.
Ancora giovane Voodoo Child segna il futuro di Hendrix : un futuro ancora più creativo, senza legami con nessuno, libero come l'aria.
La fluidità della musica, le continue improvvisazioni, la forza dell'uomo sono solo alcune delle qualità che Jimi aveva : la voce forse non era il massimo, ma la chitarra lancinate e passionale era più che una voce,
Dopo avere ascoltato Wild Thing nella sua versione, non riesco più ad ascoltare quella dei Troggs ed anche Sunshine Of Your Love ( versione del 12 ) che arriva quasi a dieci minuti, è talmente bella che sembra che ci siano addirittura due chitarre e che lui le suoni con solo due mani.
Kramer ha fatto un lavoro della madonna, un lavoro sui suoni : ha reso tutto estremamente brillante, attuale, nuovo.
Quasi si stenta a credere che queste registrazioni siano del 1968, quarantatre anni fa, si fa fatica a crederlo.
Little Wing, peccato duri solo quattro minuti, è pura poesia, mentre Purple Haze appare ben tre volte ed è sempre una forza della natura.
Meriterebbe cinque stelle questo box, gliene diamo quattro perchè è dal vivo, le cinque vanno solo ai lavori in studio.
Ma in questo caso la tentazione di dare il massimo è molto alta.
Certo che se non fosse morto così giovane, Hendrix avrebbe raggiunto vette espressive straordinarie : avrebbe fatto jazz, avrebbe ampliato le sue improvvisazioni, avrebbe attraversato vari generi musicali, non avrebbe avuto confini.
Ascoltate le versioni più lunghe di Red House e Tax Free che appaiono in questo box, e vi renderete conto a che punto era arrivato.
Avrebbe allungato a dismisura certe canzoni, avrebbe incrociato la sua chitarra con altri protagonisti, non importa di quale stile musicale.
Jimi era in grado di suonare tutto.
Proprio tutto.
E con una forza, un cuore ed una versatilità che, dopo di lui, non ha più avuto nessuno, in tale misura.

14 settembre 2011

Il ritorno di Ry Cooder

Inauguriamo il blog di Dischinpiazza presentandovi la recensione dell'ultimo album di Ry Cooder scritta da Paolo Carù per Buscadero. Noi la condividiamo in pieno.

RY COODER

Pull Up Some Dust and Sit Down
****
Dopo avereci fatto penare per quasi venti anni, in mezzo a colonne sonore ( spesso fini a sè stesse o solo al film ) e vari dischi di musica etnica ( alcuni sono dei capolavori e Buena Vista Social Club rimane il suo disco più famoso ), Ry Cooder ha deciso di tornare a fare dischi veri, a suo nome.
Il primo, Chavez Ravine ( 2005), non ci era piaciuto più di tanto, anche se il progetto era nobile ( la distruzione del quartiere Chavez Ravine di Los Anegles a favore della costruzione del Dodger Stadium ).
Il secondo invece ci aveva entusiasmato : la storia del gatto hobo, Call Me Buddy ( 2007 ), ci aveva fatto ritrovare il Cooder che pensavamo di avere perso.
I Flathead ( 2008) chiudeva la trilogia californiana con un'opera di valore, anche se leggeremente inferiore al precedente.
Pull Up Some Dust and Sit Down prende spunto dal disastro di Wall street, dalla bolla monetaria che ha stretto in una morsa gli Stati Uniti.
Ogni canzone ha un suo tema, sociale, anche politico.
Alla fine dello scorso anno Cooder ha messo una bomba su I Tunes, per la prima volta nella sua carriera ha postato una canzone sul sito musicale per antonomasia : Quicksand.
Quicksand è la risposta di Cooder alle leggi draconiane contro l'immigrazione volute dallo stato dell'Arizona ed ha dato tutti i proventi delle vendite del pezzo a MALDEF : The Mexican American Legal Defense and Education Fund.
Cooder racconta la storia della povera gente che cerca di entrare negli Stati Unite e che viene respinta, anche causandone la morte, in Messico.
Una legge iniqua, messa in opera da gente ancora più iniqua.
Cooder è profondamente arrabbiato ed ha portato a termine un disco di protesta, usando la musica con testi che sono tutto tranne che politically correct.
Però la musica è folk, rock, mexican, blues, come nei dischi più famosi del nostro
Un'operazione coraggiosa che certamente non premierà Cooder con sostanziose vendite, ma che gli renderà merito, sopratutto da parte della gente, dei signori nessuno schiacciati dalle banche, terrorizzati dalla polizia, irrisi dalla politica
Un'operazione culturale di grande valore che mette a nudo i problemi che ci assillano ogni giorno.
Musicalmente il disco è splendido, grazie alla bravura del suo autore ma anche alla parteciopazione di gente del calibro di Joachim Cooder ( che ormai suona come Jim Keltner ed usa le percussioni come Milton Holland ), Flaco Jimenez ( sempre insuperabile alla fisarmonica ), Juliette Commagere, Terry Evans, Arnold McCuller, Willie Green, Jim Keltner, Rene Camacho, Arturo Gallardo, Robert Francis.
Cooder ha scritto tutte le canzoni, ispirandosi alla musica che, da sempre, ha portato avanti.
Blues, musica nortena, rock, ballate, brani acustici ed introspettivi,
Ma, sopratutto in questo disco, sono molto importanti i testi,
Un'ora abbondante di musica che si apre con No Bankers Left Behind, che Ry ha scritto dopo avere ascoltato una trasmissione radio, contro i bancari.
Un'aria folk, quasi irlandese, dal tempo veloce, suonata in modo splendido ( solo Ry ed il figlio Joachim ) con dei testi durissimi.
Ma il piacere che dà Coodedr è quasi unico : la canzone sprizza energia, idee, inventiva e mischia la sua aria folk ad un tema decisamente attuale.
El Corrido de Jesse James è un valzerone messicano costruito sulla voce di Ray, la fisa di Flaco e una sezione fiati da favola.
Una canzone che coinvolge e strega sin dal primo ascolto.
Un brano così Cooder non lo faceva dai tempi di Chicken Skin Music ( 1976 ).
Quicksand è la canzone combat rock che il nsotro ha scritto contro l'iniqua legge dell'Arizona, contro chi cerca di impedire, con il sangue, che dei poveretti possano entrare in America.
Ancora Ry ed il figlio Joachim, ma sembra che dietro a loro ci sia una rock band.
Dirty Chateau è una tenue ballata, in cui appaiono anche dei violini, cantata ( come Jesse James ) parte in inglese, parte in spagnolo.
Humpty Dumpty World ci riporta al classico suono elettrico del nostro, molto anni settanta.
Un testo duro, su una base musicale molto bella, dove il nostro gioca con le voci dei suoi vecchi pards Evans, Green e McCuller.
Un tocco quasi gospel che non guasta.
Christmas Time This Year ci riporta in Messico, con Flaco Jimenez scatenato alla fisarmonica, una canzone semplice, diretta e senza fronzoli.
Pura musica nortena.
Baby Joined The Army è, invece, una lunga ballata acustica, molto intensa, che Cooder esegue da solo.
Un racconto struggente, una musicalità disadorna,
Un brano per nulla facile.
Il drumming di Jim Keltner personalizza la quasi gospel Lord Tell Me Why, dove le voci dei tre neri ( Evans, Green e McCuller ) duettano con il nostro.
Cosa succederebbe se John Lee Hooker diventasse presidente degli Stati Uniti ?
Ce lo spiega Ry in un blues di oltre sei minuti, cantato e suonato alla maniera del vecchio uncino : John Lee Hooker for President è un blues acustico di grande presa.
La bravura di Ry ed il suo cantato hookeriano, rendono il brano decisamente speciale.
Dreamer ci riporta oltre confine, tra struggimento e sofferenze ( ma la canzone è tutta da goidere, con Flaco ancora protagonista ) e conferma l'abiltà dell'autore in grado di catturare l'ascoltatore con una varietà di suoni di grandissimo livello.
Simple Tools è pure Cooder : bella canzone, suono diretto, con la sezione ritmica formata da Joachim e Camacho.
If There's a God, se ci fosse un Dio, è splendida.
Testo ancora critico nei confrotni dell'America, ma canzone di grande resipro con Joachim che suona alla grande ed il nostro che fa tutto il resto.
No Hard Feelings, tempo lento, molto suggestiva, chiude il percorso con le voci dei tre neri che supportano quella dell'autore.
Non abbiamo da sentire I Want My Crown, aggiunta all'ultimo momento.
Impegnato, intrigante, ricco, coinvolgente, questo è sicuramente il disco più bello di Cooder da tantissimi anni a questa parte.
Un disco ricco nei suoni e maturo nei testi.